Organizzazione

Lavoreremo davvero per sempre da remoto?

Foto di Ananta Sarkar da Pixabay
A un anno dal lockdown, conosciamo meglio pro e contro del lavoro da remoto. La formula ibrida – ufficio + lavoro agile – sembra da privilegiare, ma ancora non sappiamo bene cosa accadrà nel lungo periodo e con quali effetti sulle città. Ecco come si muovono i colossi della tecnologia e della finanza.

LICENZA DI CINGUETTARE DA CASA

In principio fu Jack Dorsey. A maggio del 2020 comunicò ai dipendenti di Twitter che – a prescindere dalla situazione sanitaria – l’azienda avrebbe consentito il lavoro da casa in maniera permanente a quanti ne avessero fatto richiesta. La decisione fu ufficializzata dal capo delle risorse umane, Jennifer Christie, sul blog del social dei cinguettii:

So if our employees are in a role and situation that enables them to work from home and they want to continue to do so forever, we will make that happen”

Jennifer Christie

Preso isolatamente, l’annuncio di Dorsey può sembrare un punto di rottura definitivo. In realtà, facendo un passo indietro, si scopre che l’offerta del ceo di Twitter altro non era che il naturale punto di approdo di un percorso cominciato qualche anno prima. La vera bomba era stata infatti sganciata nel 2018, con una mail vergata dal capo, come racconta il Washington Post:

Ho deciso di lavorare da casa oggi. Ho fatto un sacco di cose e ho avuto la sensazione di essere più concentrato e creativo. Dovremmo sempre sfruttare al meglio il luogo in cui ci si sente più creativi e mi piacerebbe che fossimo molto più flessibili riguardo al telelavoro”

Jack Dorsey

Non stupisce dunque che ai primi di marzo del 2020 Twitter sia stata in grado di spedire a casa i propri dipendenti senza che il flusso di lavoro subisse grossi scossoni: nulla di nuovo – se non per il numero di persone coinvolte – rispetto a quanto pianificato.

TWITTER

I FOLLOWER DI TWITTER

Dorsey è uscito allo scoperto e la sua prima mossa ha sollecitato anche altri Big Tech a dare un orizzonte sul futuro del lavoro da remoto. Tra questi, Microsoft, Spotify, Shopify e Coinbase hanno raccolto e imitato l’impostazione di Twitter. L’ad di Coinbase, Brian Armstrong, ha descritto la strategia aziendale di remote-first“, di cui riepiloghiamo alcuni punti:

  • Nessun vantaggio/svantaggio in termini di esperienza per chi lavora da remoto rispetto a chi si reca in ufficio
  • Lavoro da remoto offerto come facoltà e opzione, senza pregiudicare la possibilità di continuare a recarsi – anche parzialmente – in sede
  • Diversificazione e rimodulazione degli spazi nell’ufficio (delle nuove esigenze del design degli uffici abbiamo parlato in quest’altro articolo)
  • Prospettiva di avere in futuro 1 ufficio da 1 piano in 10 città, piuttosto che 10 piani di uffici in 1 città
  • Possibilità di assumere senza il vincolo della vicinanza geografica alla sede aziendale

LA PREVISIONE DI ZUCKERBERG

L’idea di poter rivolgere la ricerca di personale a qualsiasi parte del Paese o del globo, perché trattasi di una posizione “permanently remote”, è forse quello che ingolosisce di più le aziende. Per almeno tre motivi:

  1. Amplia la platea di capitale umano e potenziali talenti
  2. Riduce la quota di persone nel workspace, ergo offre la chance di ridurre superficie e costi per gli uffici
  3. L’azienda offre il benefit del telelavoro in cambio di una riduzione sul salario, che può essere parametrato al costo della vita della città o dello Stato in cui vive il dipendente

Veduta di San Francisco – Foto di David Mark da Pixabay

Mica male, se pensiamo ad esempio al costo della vita nella baia di San Francisco. Ad esempio, Facebook concede un benefit di $15.000 a chi sceglie di vivere entro un certo raggio da Menlo Park. A The VergeMark Zuckerberg ha raccontato che secondo un sondaggio interno, circa il 40% dei suoi dipendenti è “abbastanza” o “molto” interessato alla prospettiva di lavorare per sempre da remoto. Per il creatore di Facebook, entro il 2030 metà della sua forza lavoro – che conta in totale nel mondo, più di 48.000 persone – opererà da remoto, precisando che si tratta di una previsione più che di un target aziendale. A settembre, è stata aperta una ricerca per coprire una posizione di “director of remote work” e Facebook incoraggerà la scelta tra modelli ibridi o full-time remote. 

ZUCKERBERG

Nell’annunciare la transizione, tuttavia, Zuckerberg ha aggiunto anche di non sapere bene se nel lungo periodo il tradeoff tra risparmi sul personale e nuove spese per adattare il sistema sarà positivo e che comunque il taglio dei costi non dovrebbe rappresentare l’obiettivo primario.

CAUTELA IN SILICON VALLEY

Più o meno tutte le grosse aziende della Silicon Valley nel corso del 2020 hanno dichiarato l’intenzione di procedere a una riforma strutturale del proprio workplace, così da integrare a regime il lavoro a distanza nella cultura d’impresa. Il “se” del lavoro da remoto non è in discussione, ma il “come” è tutto da costruire. E se durante la pandemia tutti sono riusciti a ri-organizzarsi piuttosto rapidamente, ora gli interrogativi hanno una risposta meno univoca. Quand’è che la situazione sanitaria e la campagna di vaccinazione consentiranno di tornare alla piena operatività degli uffici? È davvero una buona idea consentire ai propri dipendenti di lavorare da casa senza metter piede in sede teoricamente fino alla pensione? Come si gestisce un team che ha i suoi componenti spalmati su vari fusi orari?

C’è smart working e smart working. Due giorni a settimana di presenza fisica sul luogo di lavoro implicano ad esempio che il lavoratore dovrà comunque abitare entro una certa distanza dall’ufficio. La decisione di Twitter, proprio per la sua radicalità si può interpretare tanto come un azzardo quanto in maniera pionieristica.

GOOGLE NON SI LANCIA, ANZI COSTRUISCE

Nei mesi scorsi, Alphabet, la casa madre di Google, ha mostrato un atteggiamento più prudente. Ha spostato in avanti la data del presunto ritorno in ufficio (da gennaio a luglio del 2021), e l’ad Sundar Pichai ha espresso a Wired forti perplessità sulla formula “resto a casa e in ufficio non ci torno più”:

Quanto saremo produttivi quando diversi reparti, che normalmente non lavorano insieme, dovranno riunirsi e fare brainstorming per il processo creativo?

Sundar Pichai

Effettivamente, finché si è trattato di lavorare a distanza su progetti già avviati e per un tempo limitato, lo switch non sembra aver arrecato grandi perdite alla produttività. Ma quando occorrerà inventare da zero il design di nuovi prodotti? Come scrivevamo tempo fa, la creatività è una delle vittime principali del lavoro svolto in casa o al massimo collegati in videoriunione (e poi c’è il problema della solitudine).

Anzi. La pandemia non ha abbassato la “febbre del mattone” del motore di ricerca né lo ha spinto a riconsiderare la propria strategia. A Mountain View va avanti il progetto del Middlefield Park, una specie di new town o di campus, su una superficie di 16 ettari. Due parchi, uffici di medie dimensioni, negozi, ristoranti, spazi per la socialità, complessi residenziali per 1850 unità abitative, di cui il 20% in edilizia agevolata.

ANCHE LE BANCHE SONO DIVISE

La City di Londra o il Financial District di New York saranno meno brulicanti di impiegati nei prossimi anni? Forse sì, forse no. Neanche gli executives sono molto d’accordo nelle loro previsioni. All’estremo opposto dell’annuncio di Jack Dorsey, c’è il commento tranchant del numero uno di Goldman Sachs, David Solomon. Altro che new normal, il lavoro permanente da remoto “è un’aberrazione che andremo a correggere il prima possibile”, ha detto Solomon. E non ha neanche tutti i torti quando spiega che ai neoassunti verrebbe a mancare quel periodo di mentorship che non è altrettanto rimpiazzabile con un affiancamento da remoto. Pur riconoscendo che il passaggio massiccio al lavoro da casa ha funzionato, l’ad di Barclays, Jes Staley, ha anche espresso dubbi sulla sostenibilità del modello nel lungo periodo. Altri colossi bancari invece vogliono approfittarne, anche per far quadrare meglio dei bilanci che nel 2020 hanno sofferto. HSBC pianifica un taglio del 40% della superficie dei suoi uffici, Lloyds del 20% in tre anni (The Office Society dà anche qualche consiglio su come trasformare gli immobili da costo a leva di business).

Foto di StockSnap da Pixabay

MA L’OFFERTA È ALLETTANTE

L’esperimento è riuscito. E anche se ha messo in evidenza gli effetti collaterali del telelavoro, che fanno propendere per l’adozione in futuro di un modello ibrido, l’opzione “permanent remote” ha comunque un discreto appeal tra gli impiegati; sebbene ancora non sia ben chiaro da un punto di vista economico, se lavorare da casa convenga e a chi.

Avendone l’opportunità, sembra che tanti lavoratori americani vogliano definitivamente avere lo studio-ufficio in casa, come indicano i risultati di due indagini. Secondo il sondaggio della Society for Human Resource Management, metà dei lavoratori intervistati (52%) proseguirebbe a lavorare da casa in maniera sistematica. A prescindere dalla situazione sanitaria legata al COVID. Perché tra chi ha risposto affermativamente, i due terzi hanno dichiarato che continuerebbero anche una volta raggiunta l’immunità di gregge col vaccino (il campione era di 1000 individui). Inoltre, il 35% accetterebbe una riduzione di salario pur di lavorare per sempre da casa.

Tra quelli che hanno dichiarato al Pew Research Center che le proprie mansioni possono essere svolte perlopiù da remoto, il 54% ha detto che continuerebbe a farlo sempre o per la maggior parte del tempo, una volta passata la pandemia. Il 33% proseguirebbe solo per una parte del proprio orario di lavoro, mentre l’11% farebbe ricorso raramente o per nulla al telelavoro.

Andrea Caruso
Giornalista professionista, ha lavorato a News Mediaset e per l’ufficio italiano del Parlamento europeo. Laurea in Relazioni Internazionali. Sannita e springsteeniano. La pallacanestro come credo religioso. Pensa che la pizza possa lenire quasi ogni tipo di dolore.

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    1 Commento

    1. […] economy. Presto ci si è però resi conto che l’approccio totalmente “remote”  ha qualche contro-indicazione. L’aspetto che ne risente di più è la collaborazione tra persone. Abbiamo iniziato a utilizzare […]

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