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Lezioni di work design dai nostri top five di architettura

Photo: Antonio Citterio Patricia Viel

I migliori studi di architettura in Italia possono insegnarci molto su come valorizzare la workforce e come innovare gli spazi office

Nessuna sorpresa. Quando andiamo a mettere in fila le nostre eccellenze nel mondo dell’architettura, quegli studi che svettano per stile, innovazione e fatturato, abbiamo a che fare con i soliti noti. O i soliti nomi. Però che nomi. I top five del 2020 (è di dicembre 2020 l’ultimo dato corposo, relativo all’annuale report stilato dalla società di ricerca Guamari) si confermano quelli che abbiamo imparato a conoscere. Ci sono celebrities popolari anche tra i non addetti ai lavori (uno per tutti Renzo Piano, al terzo posto) e colonne portanti del settore, che dettano la linea per i più piccoli.  Vediamo di esplorare uno per uno i primi cinque della classifica.

1- TUTTE LE DECLINAZIONI DI LOMBARDINI 22

Al primo posto del report 2020 sui cento migliori studi d’architettura in Italia si conferma il gruppo Lombardini 22, con una crescita quasi il 15% rispetto all’anno precedente. Questo gruppo, che associa strategicamente ingegneria e architettura, è in realtà composto di sei sottogruppi, ciascuno con il proprio brand e settore di competenza. I sei marchi sono:

  • FUD Factory, con focus su Physical Branding e Communication DesignEclettico Design,dedicato al Luxury Interior Design
  • CAP, specializzato in Data Center Building & Refurbishment
  • Atmos, che segue la progettazione di spazi sensoriali.
  • DEGW, che crea spazi e ambienti per lavoro, produttività e performance aziendale.

Photo EY Building – ROMA

Tra i lavori firmati da DEGW ci sono gli headquarters di Prysmian Group e la Microsoft House a Milano, così come la nuova sede romana di EY diciottomila metri quadri ispirati all’idea dell’alveare. Gli uffici della società di consulenza sono disposti su sei piani, alternano postazioni work e zone meeting, ospitano aree tematiche (recruiting, training informale, hubs, caffetteria), metre al settimo trova posto una wave space  la parte più innovativa del  progetto. Per disegnare questo spazio che ospita i  25 centri di eccellenza tecnologici EY, infatti,è stato adottato, in via sperimentale, un metodo progettuale che parte da alcune ricerche sviluppate nell’ambito delle neuroscienze e le applica alla configurazione dello spazio architettonico.

DEGW è diretta da Alessandro Adamo, a cui abbiamo chiesto lo stato dell’arte su space planning e progettazione per gli spazi di lavoro nell’era del ‘new normal’.

EY Wavespace – ROMA

“I driver oggi sono ibridazione degli spazi e ricostruzione del senso di appartenenza ai luoghi fisici. Poi c’è la tecnologia, a due livelli: uno abilitante, per una nuova forma di lavoro (spazi immersivi e in cui connettersi, dove si annullano le distanze) e uno per permetterci di dialogare con lo spazio che abbiamo. Per esempio con sistemi di prenotazioni miste di ambienti in cui posso utilizzare meglio lo spazio”.

EY Wavespace – ROMA

Un cambiamento nel modo di pensare gli spazi era già in atto prima della pandemia e della rivoluzione dello smart working generalizzato, ci spiega Adamo. “Già prima dei lockdown eravamo in una fase di evoluzione nel modo di pensare allo spazio ufficio. Negli uffici che abbiamo realizzato per Microsoft, ma anche per Vodafone e Fox, c’erano già alcuni concetti basati su un principio di benessere, per esempio. Il lavoro delle società, soprattutto  quelle di servizi, risiede  nelle persone, che si differenziano dalla parte tecnologica per la connessione, la casualità degli incontri, la creazione di valori”.

“Poi, a marzo 2020, lo tsunami, che non è ancora finito.  Il lavoro da remoto ha sicuramente inalzato il bisogno di spazi confortevoli a dimensione umana, di privacy. In ufficio andiamo prevalentemente per attività collettive e di confronto, ma servono anche momenti in cui isolarci, chiuderci, fare la videocall. Questa per noi architetti è la fase di ascolto, di survey. Non c’è ancora la soluzione definitiva e stiamo aiutando clienti a definire le nuove dinamiche, in relazione non tanto alle mode quanto al business”.

2- LA PIANIFICAZIONE INTEGRATA DI PROGETTO CMR

Sale di due posizioni rispetto all’anno precedente Progetto CMR. Due sedi in Italia, due in Cina e altre sei in giro per il mondo, CMR ha tra le sue ultime realizzazioni l’headquarter DXC Technology a Cernusco sul Naviglio (Mi). Qui il mood complessivo è l’incontro tra identità di brand, efficacia dello spazio e un certo sentimento ‘homey’, quindi superfici trasparenti, pavimentazioni e soffitti in  colori neutri con tocchi di giallo rivitalizzante, textures materiche e naturali.

Poi ci sono il quartier generale di Huawei, sempre a Milano, quattromila metri quadri di stilizzazione futuristica e arredi modulari che hanno fatto vincere al gruppo un Outstanding Innovation Award nel 2019, e a Roma gli spazi di PWC Colombo 80. Qui, in pieno “Rinascimento della Garbatella”, gli spazi PWC all’interno di un edificio modernista (progettato negli anni ‘60 da Giulio Sterbini) sono l’incontro dinamico fra luce, definizione e colori, rosso soprattutto, mentre a segnare la flessibilità degli spazi ci pensano i phone booth delimitati da inserti colorati a pavimento.

3- LA GRANDEUR DI  RENZO PIANO BUILDING WORKSHOP

Stabile al terzo posto c’è il nome che risuona con più facilità anche nelle conversazioni di chi non segue l’architettura. Caratteristica principale di Renzo Piano Building Workshop è la mole di lavori extra Italia, che rappresenta la stragrande maggioranza del suo fatturato, in netto contrasto con i competitor, più radicate sul territorio.

Tra le tante direzioni verso cui lo studio di Piano ha spiegato le ali negli ultimi anni ci sono la Corea, con il quartier generale tutto vetrate di KT Corporation a Seoul, gli Usa (555 Howard Street a San Francisco e Krause Gateway Center a Les Moines),  il Regno Unito (Paddington Square a Londra) e molti altri. Tra questi la Francia, con la Maison des avocats di Parigi che è un maestoso e rigoroso capolavoro di trasparenze.

4- VISIONE E INNOVAZIONE PER ONEWORKS

Al quarto posto (ma l’anno precedente era al secondo) di questa classifica troviamo One Works, la cui sede in via Sciesa a Milano, realizzata nel 2018, è un laboratorio creativo di 1.700 mq  ricavato da un complesso industriale, un grande spazio su due piani dominato da grandi arcate bianche, luce e vetrate. Dopo avere contribuito a definire l’immagine di City Life con Piazza Tre Torri e con l’urban park, sempre a Milano One Works sta lavorando a un nuovo grande spazio di coworking nel cuore del centro storico. Sarà infatti Casa Broggi in Via Meravigli ad ospitare il nuovo hub du Wework. Abbiamo chiacchierato un po’ con Francesco Vitetta, architetto e senior associate presso One Works, di scenari post-pandemici e di nuovi orizzonti possibili:

“Al momento siamo in fase di costruzione di un edificio a Milano, in zona Porta Venezia, e l’evoluzione del progetto è stata interessante. Iniziato subito prima della   pandemia, abbiamo dovuto rifarlo dopo la “scoperta” dello smartworking, che si è rivelato una cosa positiva per il mondo uffici. In questa nuova visione, anziché premiare lo spazio lavorativo viene premiato lo spazio collettivo, di qualità, quello in cui le persone interagiscono”.

In pratica, gli spazi originariamente pensati per la produzione possono essere rivisti in funzione del benessere psicofisico, per attività che favoriscono il benessere della workforce. Questo a patto che il cliente abbia compreso e accettato la lezione del lavoro (anche) a distanza. E non capita sempre. Addirittura, Vitetta sembra intendere il rischio di quella che potremmo definire una ‘restaurazione‘, ovvero un ritorno agli uffici pieni e al lavoro in loco, perdendo le opportunità evolutive che l’ultimo anno e mezzo, pur nella sua drammaticità, aveva messo in gioco:

“Noi possiamo essere i più illuminati space planner del mondo, ma se il cliente non ci viene dietro, possiamo agire fino a un certo punto. E una cosa riscontrata ultimamente tra competitor e colleghi è che quel bilancio 60/40 (sessanta per cento di lavoro a casa, quaranta per cento sul posto) sta già diventando un 30/70, e diventerà presto un 20/80. Con la paura che si allenta, si riscontra un ritorno verso il fisso. Tornare alle ‘batterie di polli’ sarebbe impossibile e anacronistico, non è quello il rischio, però è vero che c’è chi non riesce mollare il principio del controllo, il bisogno di portarsi le persone in ufficio, cosa che oltretutto costringe a pagare molte più utenze, richiedere spazi più ampi”.

“Purtroppo, stiamo già vedendo i grossi player internazionali che iniziano a riportare le persone in sede, ed è un peccato perché oggettivamente il mondo degli uffici stava    affrontando una bella fase di innovazione ed evoluzione. E forse l’unica cosa che si opporrà a questa  tendenza è la spinta delle certificazioni. Per esempio la WELL, interessantissima perché punta non solo sulla qualità del costruito ma sul benessere dell’umano”.

Lanciato nel 2014 dal International WELL Building Institute™ (IWBI™), il WELL Building Standard, più noto come WELL, è un protocollo  che definisce i parametri con cui gli edifici e gli spazi contribuiscono al comfort delle persone, che tiene conto di parametri specifici (dalla qualità di luce, aria e suono al benessere mentale e comunitario) e che negli ultimi anni si è affiancato al LEED (il certificato di edilizia green e sostenibile) come marchio di qualità. E visto che certificazioni come WELL e LEED sono sempre più richieste, e fanno aumentare il valore dell’immobile, potrebbero davvero rappresentare l’argine a questa possibile restaurazione di vecchi principi ormai superati.

MAESTOSITÀ  GREEN  PER CITTERIO – VIEL & PARTNERS

Photo Antonio Citterio Patricia Viel

Stabile all’ultimo posto di questa top five, e quindi ultimo molto per modo di dire,  Citterio – Viel & Partners Interiors, con un incremento di oltre il 30% sul fatturato dell’anno precedente. Tra i lavori recenti, spicca il maestoso quartier generale di Enel a Roma, ottantamila metri quadri in Viale Regina Margherita. Alternanza di spazi verdi indoor e outdoor, massima attenzione alla qualità di luce e aria, e poi nursery, ristorante, palestra. Il focus è sul lavoro agile e l’ibridazione, con aree per il lavoro in team, divisioni dello spazio mobili e flessibili, connettività. L’obiettivo è quello di ottenere il punteggio Gold nelle certificazioni LEED e WELL. In fase di terminazione è anche il Building D (foto), il nuovo edificio per uffici all’interno di Symbiosis, il business district di Covivio  a Milano.

La lista completa dei cento studi più importanti in Italia può essere consultata qui.

AUTORE:

Marina Nasi

Redazione OfficeSociety
Il nostro team di appassionati del futuro e dell'ufficio. Esperti di tecnologia, manager d'aziende, giornalisti e operatori Real Estate.

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