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Hospitality e workspace si contaminano: il futuro è un ibrido hotel-office

Abituati al lavoro da remoto, saremo sempre più alla ricerca di luoghi facilmente raggiungibili, che ci ispirino, nei quali incontrare persone interessanti. Nuove esigenze che si riflettono in una profonda trasformazione degli spazi in cui viviamo e lavoriamo. Una delle tendenze è quella di una sempre maggiore integrazione dei settori hospitality e workspace: le strutture ricettive e gli spazi di lavoro si reinventano diventando spazi ibridi. Work e leisure si confondono.

IL MONDO HOSPITALITY SI REINVENTA: LA NUOVA ACCOGLIENZA E’ UN MIX DI CASA E UFFICIO

Di fronte alle nuove esigenze del mercato, il settore hospitality si trasforma verso una sempre maggiore integrazione con il mondo workspace. Thomas Bialas, futurologo responsabile del progetto Future Management Tools di Cfmt, lo diceva già nel 2017: “La maggior parte degli alberghi sono stati concepiti e costruiti in un’epoca molto diversa da quella che stiamo vivendo. Era il tempo della civiltà industriale e del fordismo e c’era una netta divisione tra lavoro e tempo libero. Ora tutto è saltato e non c’è più nessuna separazione. Quanti lavorano tramite computer, telefoni e iPad anche mentre sono in vacanza? Siamo davanti a situazioni ibride e destrutturate e gli spazi ricettivi devono adeguarsi”. Insomma, il focus dell’hotellerie non è più solo sul comfort, ma anche e soprattutto sulla flessibilità: proliferano spazi misti, multifunzionali, in cui il confine tra work e leisure è sempre più sfumato.

DUE MODELLI DI FUSIONE

  • Una delle nuove tendenze è quella di trasformare le camere di hotel in uffici, riorganizzando gli spazi così da massimizzarne l’uso e attrarre un mercato più ampio, che includa i dipendenti in telelavoro. Spostare i dipendenti in modalità remote è infatti un trend in forte diffusione nelle aziende, che stanno ripensando la propria organizzazione integrando lavoro da remoto e lavoro in ufficio. L’offerta di spazi flessibili in cui le aziende possano delocalizzare i dipendenti in telelavoro è già ampia, ma queste strutture affittano uffici su base settimanale/mensile; l’hotel ibrido può soddisfare la domanda di spazi di lavoro per pochi giorni o anche per poche ore, aprendo un mercato nuovo capace di intercettare le esigenze di molti. Le ripercussioni sul fatturato sono significative. Secondo l’advisor immobiliare Colliers International, integrare uffici multifunzionali in chiave co-working può aumentare il fatturato degli hotel fino al 20%. Non sorprende quindi come il modello ibrido sia sempre più popolare. Il Gruppo Accor, ad esempio, ha lanciato il progetto Hotel Office, che permette ai clienti di prenotare una stanza in hotel in orario lavorativo offrendo anche un pacchetto di cinque giorni, con incluso accesso a bar, ristorante e sale benessere delle strutture. Anche la catena DayBreakHotels.com ha integrato camere-ufficio, sale per riunioni e zone conference-call a tutti i suoi tipici servizi hotel come piscina, spa, bar e ristorante. E la tendenza è diffusa in sempre più paesi: si parla di ben 250 hotel in UK e 70 nel Nord Europa, con un’aspettativa di crescita significativa nei prossimi mesi anche nel resto del continente. Ma come implementare il modello ibrido in pratica? A fronte di futuri benefici in termini di fatturato, agli hotel è richiesta una profonda riorganizzazione: sono necessari luoghi di lavoro condivisi e sale riunioni, oltre a camere-ufficio funzionali alle esigenze dei professionisti. Ciò significa scrivanie e sedie ergonomiche, wifi ad alta velocità, servizi di stampa. Insomma, la chiave è creare spazi ispirati agli uffici ma arricchiti dall’esperienza hospitality tipica del mondo alberghiero.
  • Un’altra declinazione della fusione casa/ufficio è il modello di Zoku, nato ad Amsterdam nel 2016. L’hotel offre 133 microloft arredati come veri e propri appartamenti, con zona ufficio, cucina, soggiorno, televisione e area pranzo: tutto il necessario per vivere e lavorare condensato nello spazio di una classica camera d’albergo – come un mix tra coworking e Airbnb. Il nome, di origine giapponese, significa famiglia, ma anche clan, tribù. Un concetto che esprime l’obiettivo dei fondatori Hans Meyer e Marc Jongerius: offrire un senso di comunità e di accoglienza a giovani professionisti sempre in movimento, nomadi 2.0. «Con il modo in cui lavoriamo ora, la separazione tra lavoro e tempo libero è sempre più sottile. Non vogliamo finire in hotel noiosi e in tipici spazi da ufficio, ma in atmosfere aperte e informali». Oltre ai loft, l’hotel include varie aree comuni, disponibili 24 ore su 24 e sette giorni su sette per condividere pasti, leggere e socializzare, ma anche per collaborare e confrontarsi.

“Noi di Zoku crediamo sacrosantamente nello sviluppo ad uso misto. Combinando lavoro, vita e socializzazione, gli edifici diventano più che mattoni e muri – diventano luoghi ed ecosistemi per la collaborazione”, conclude Meyer. Insomma, Zoku spicca come ottimo esempio di utilizzo di capacità inutilizzate e adattamento del proprio modello di business alle nuove esigenze del mercato.

Il soggiorno comprende divano, tavolino da caffè, TV a schermo piatto e persino un paio di anelli per fare i pull-up. (Fonte: Zoku)

L’UFFICIO DEL FUTURO E’ UN HOTEL A 5 STELLE

E non solo le strutture ricettive si ispirano ai luoghi di lavoro, ma anche viceversa. I rigidi uffici tradizionali lasciano spazio a spazi vivaci e dinamici, ispirati all’accoglienza e al servizio al cliente tipici del mondo dell’hotellerie. L’hospitality è infatti diventata forza trainante nella trasformazione degli spazi di lavoro: oltre a sale conferenze e palestre, gli uffici si arricchiscono di lounge, caffè, servizi di portineria, sale giochi e zone notte. Nuovi servizi che rispondono alla fusione di vita professionale e lavorativa a cui stiamo assistendo negli ultimi anni. “Siamo passati dalla work-life balance a una totale fusione di vita privata e vita professionale; il posto di lavoro si sta solo adattando al fatto che confine vita-lavoro è sempre più sfumato”, ha affermato Chris Kelly, presidente e co-fondatore della società di spazi per uffici Convene.

In effetti, ora che l’adulto medio trascorre la maggior parte delle ore di veglia al lavoro, è naturale che ci sia una maggiore sovrapposizione tra lavoro, socializzazione e ambienti domestici. E questo si riflette nelle aspettative dei lavoratori di oggi, per cui lavorare in spazi accoglienti e multifunzionali è diventato un requisito imprescindibile. Ne è convinto anche Philip Tidd, preside e responsabile della consulenza per Europa, Medio Oriente e l’Africa a Gensler: “I dipendenti di tutti i settori e le generazioni sono alla ricerca di un ufficio che sia per loro un’esperienza stimolante, non solo un posto dove lavorare. Tutti parlano di experience economy e experience design – le persone vogliono vivere un’esperienza fantastica quando vanno al lavoro. Non ne stavamo parlando cinque anni fa”.

Insomma, l’ufficio del futuro funzionerà in modo molto simile a un hotel a servizio completo. Ciò significa ospitalità, attenzione al comfort dei dipendenti, offerta di spazi multifunzionali e servizi ad hoc; senza trascurare il contatto con la natura (qui parliamo di biofilia). In altre parole, pensare all’esperienza dei lavoratori a 360 gradi, dal momento in cui entrano a quello in cui escono dall’ufficio – proprio come fanno i migliori hotel.

Trasformare spazi pensati per il lavoro in ottica hospitality non è facile. Obiettivo primario è quello di sfumare il confine tra luoghi di lavoro e luoghi di socializzazione. Ciò significa offrire spazi in cui i lavoratori possano collaborare e confrontarsi, ma anche conversare e fare networking in un contesto informale. Quindi via libera a lounge, ristoranti, palestre e spazi outdoor in cui i lavoratori possano staccare dalla scrivania e assimilare spunti.

Ampie aree sociali devono pero’ essere affiancate a microspazi in cui i lavoratori possano concentrarsi o prendersi un momento per se stessi. “Che si tratti di una stanza dedicata alla meditazione o di una cabina di vetro che i dipendenti possano utilizzare per effettuare telefonate personali, la chiave è trovare modi per far sentire le persone come se la privacy fosse ancora una possibilità”, spiega Nancy Ruddy, co-fondatrice dello studio di architettura newyorkese CetraRuddy Architecture. “Anche questa idea dell’essere soli insieme è un elemento che abbiamo adottato dal mondo hospitality”, afferma Ruddy. Fondamentale è quindi trovare il giusto equilibrio di privacy e socialità, fornendo ai dipendenti la possibilità di scegliere lo spazio più adatto alle proprie esigenze.

A ciò si aggiunge la componente accoglienza: ogni spazio deve essere bello e confortevole, capace di far sentire i lavoratori a casa. Le tradizionali pareti divisorie e sedie girevoli lasciano spazio a tappezzerie lussuose, librerie curate e piante di vaso frondose; design, arte e comfort rendono i luoghi belli e vivibili, stimolando i lavoratori e attirando i migliori talenti. Secondo Chris Kelly, l’ufficio del futuro include persino centri benessere, piscine, servizi di lavaggio a secco e ristoranti gourmet: “Offrire edifici per uffici amenitizzati è il modo in cui i proprietari immobiliari competono per soddisfare le nuove esigenze degli inquilini lungimiranti”.

 

Anna Stella
Studia Philosophy and Economics a University College London, parallelamente a un Master online in Finanza di MIT. Collabora con Pietro Martani su vari progetti incentrati sui temi workspace e hospitality. Ama viaggiare, conoscere persone diverse, fotografare, imparare sempre cose nuove.

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1 Commento

  1. […] perché – come raccontavamo qui – il design degli uffici tende ora a “rubare” dal settore dell’hospitality […]

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